Area cani? Meglio il centro commerciale


Da alcuni anni numerosi comuni italiani hanno approntato delle aree recintate per consentire ‘lo sgambamento’ dei cani senza guinzaglio. L’idea di creare apposite aree verdi chiuse, dove i cani possano correre e socializzare in libertà, è senza dubbio assai cinofila.

Al giorno d’oggi i cani sono parte cospicua del tessuto sociale urbano ed extraurbano (secondo una stima del Ministero della Salute, del 2017, i cani registrati all’anagrafe canina sono quasi dieci milioni) e favorire e incoraggiare l’attività fisica e la socializzazione intraspecifica ed interspecifica dei cani è sicuramente un modo per disinnescare possibili episodi di aggressività, dovuti appunto alla carenza di esercizio fisico e alla mancata socializzazione con altri cani ed umani.

In teoria le aree cani sono un gran bella idea cinofila, nella pratica sono purtroppo diventate ben presto dei luoghi insalubri per gli animali, dove avvengono numerosi incidenti e liti fra cani.

Le aree di sgambamento sono, quasi tutte, in pessime condizioni igieniche; sia a causa dello scarso senso civico dei frequentatori bipedi che non raccolgono le deiezioni dei loro animali, sia per la mancanza totale di pulizia e disinfestazione periodica cui dovrebbero essere sottoposte da parte delle amministrazioni locali (alcune uova e larve di parassiti intestinali possono sopravvivere nel terreno anche per anni, se trovano le condizioni adatte).

Inoltre, accade spesso che cani aggressivi e mordaci vengano lasciati liberi di scorrazzare insieme ad altri cani con inevitabili episodi di zuffe e lesioni da morsicatura.

Molti proprietari tendono sempre a scusare e giustificare i propri cani, minimizzando qualsiasi episodio che, invece, avrebbe dovuto servire loro da avvertimento per riconsiderare l’effettiva ‘bontà’ dei loro amici a quattro zampe.

Inutile chiedere loro:

“Il suo cane va d’accordo con gli altri cani?”.

Ti risponderanno inevitabilmente:

“Certamente, il mio cane è bravissimo!”, con l’aria, quasi, di aver subito una offesa!

...E puntualmente ci si ritrova con il proprio cane coinvolto in una zuffa; nel migliore dei casi.

Sono a conoscenza di tanti episodi del genere, anche spesso di cani adulti nei confronti di cuccioli.

Per socializzare e far correre in libertà il proprio animale (cucciolo o adulto che sia) è sempre meglio rivolgersi ad un centro cinofilo o ad un addestratore professionista. Sotto la guida di un esperto si eviteranno episodi incresciosi con conseguenze spesso croniche e non si commetteranno errori dovuti alla mancata conoscenza dell’etologia canina.

Una ottima alternativa alle aree cani, per socializzare il proprio animale con i propri simili e le persone è invece il centro commerciale. Sempre più numerosi sono i grossi centri commerciali che consentono l’ingresso ai cani (al guinzaglio!) in alcune aree dei loro edifici. Di solito si può portare il cane nelle gallerie commerciali dei grandi ipermercati, consentendo così all’animale una ‘immersione’ nella folla di bipedi e quadrupedi presenti in loco. Inoltre (sempre meglio da cuccioli) il cane si abituerà a rumori insoliti, porte elettroniche, automobili ferme ed in movimento nei parcheggi, ...

In questo modo non si correrà il rischio di infestare i propri cani di parassiti intestinali come giardia, tenia, coccidi, …

e, con le dovute cautele, non si verificheranno episodi di morsicature e aggressioni.

Come già detto, anche in questo caso, sarebbe meglio informarsi prima, presso personale qualificato, sulle modalità di frequentazione e sul comportamento da tenere. Si eviteranno così spiacevoli incidenti fisici o traumi psichici anche irreparabili.


N.B.: secondo le leggi vigenti, per TUTTI i cani (ovvero dal chihuahua al San Bernardo, per capirci) a passeggio, il guinzaglio deve non deve superare i 150 cm, sono vietati i collari a strozzo, a punte, i guinzagli estensibili (i così detti ‘flexy’, spesso causa di grotteschi incidenti!) ed è fatto obbligo di portare con sé la museruola, che non deve essere indossata dal cane ma tenuta sempre a portata di mano.

Luca Giammarco

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